Coscienza che si rispecchia nella mente

«Non c’è una vera differenza tra atman e purusha, i due termini sono sinonimi. L’unica differenza – e qui sta la difficoltà – è che il Sé viene rispecchiato in forme diverse […] In citta, in un primo momento, non si riesce a distinguere chiaramente il Sé. È come se fosse rispecchiato da acqua in movimento, ma poi diventa sempre più chiaro e, in anahata, c’è lo stesso Sé di cui si avevano delle fugaci visioni, ma appare ora come quel Sé di cui non si può più dubitare. Giù in basso, finché lo specchio dell’acqua era mosso, si poteva dubitare, ma ora sappiamo che c’è; non possiamo perderlo, sebbene sia ancora circondato dall’attività creativa, il colore rosso, che si deve superare. Su in alto il Sé si rispecchia nella tranquillità; è completamente limpido. Citta, in realtà, è soltanto uno specchio del purusha. A questo stadio non ci sono klesha. Inoltre, quando ciò si verifica, c’è una presenza assoluta, la presenza reale del Sé, e si rende visibile l’identità dell’atman con il paramatman. Si tratta di un modo diverso di essere rispecchiato in un citta che si sta sviluppando».

(HAUER Wilhelm, Yoga:especially the Meaning of the Chakras, Zurigo, 1932, in JUNG Carl Gustav, La psicologia del kundalini-yoga, Torino, 2004, p. 136).

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Cala di Forno, Parco dell’Uccellina (GR).

Meditazioni

Guardando il mondo, ascoltando il bisogno di significato, condivido — con chi viaggia per questi spazi — i nutrienti che ogni giorno mi tengono in vita: il cielo, la terra, l’aria, il sole, l’acqua, il gioco del vuoto e del pieno, la notte e il giorno. Le parole, lo studio, i tesori che incontro sul cammino.

Ramanand: Kat jaiai re ghar lago rang

Dove mai dovrei andare se la felicità è nella mia casa? / Finito è il vagabondare del mio cuore e la mia mente è come paralizzata.

Un giorno nacque nella mia mente il desiderio di andare: / preparai sandalo, aloe e molti altri profumi / e mi mossi per compiere la mia puja al tempio. / Ma quel Dio che cercavo me lo mostrò il Guru nel mio cuore!

Dovunque io vada trovo acqua e pietre, / ma Tu pervadi allo stesso modo ogni cosa. / Ho esaminato e studiato tutti i Veda e i Purana / e là cercherei Dio solo se non fosse nel mio cuore!

O Vero Guru! io sono un’offerta sacrificale per Te / che hai reciso tutti i miei dubbi e le mie incertezze. / Il Signore di Ramanand è il Brahman che tutto pervade / e la Parola del Guru annulla gli effetti di milioni di azioni umane!

(Canti religiosi dei sikh, a cura di Stefano Piano, Bompiani, Milano, 2001, p. 259)